Cash Is King

Un recente studio di Bank of America ci mostra le maggiori big companies con maggiore quantità di denaro, al momento. (exhibit 1)

























Diverse di queste compagnie, ben note anche da persone al di fuori del mondo finanziario, quali Alphabet, per citarne una, hanno inoltre la caratteristica di non pagare dividendi.

Cash e retained earnings sono fondamentali in ottica di futuri investimenti di società. Come sappiamo, società con tasso alto di crescita (sovente t > economic scenario) o società appena costituite tengono alti livelli di retained earnings, pagando dunque pochi dividendi e avendo diverse disponibilità parcheggiate in ottica di short run investments.

C'è da ricordare comunque che, come l'indicatore cash ratio ci ricorda, livelli di cash troppo alti per la società mostrano bad money management, e comunque che la società non tiene conto del time value of money. Cash ratio che viene calcolato come cash più cash equivalents (eg marketable securities tipo treasury notes o st ms) diviso total current liabilities.

China To Remove Foreign Ownership Limits in Chinese Banks

Grosse novità stamani dal vice ministro delle finanze Cinesi.

Per gli investitori non Cinesi sarà possibile d'ora in avanti possedere una quota superiore (>) al 51% nei gruppi finanziari, rimuovendo la soglia massima dunque al controllo da parte di soggetti esterni.

Novità veramente grossa volta non solo a diminuire le cd attività di Shadow Banking, ma anche per liquidare bad liabilities e per dare il boost alle attività di M&A che avevano notevolmente rallentato, soprattutto nel settore FIG.
On the M&A side infatti, quest'anno abbiamo assistito ad un rallentamento non da poco di inbound deals, con FIG deals in discesa da diverso tempo.

Un'economia sempre più volta all'investitore straniero e aperta al mercato, nel quale quest'ultimo svolgerà un key role di adjustment pure nel settore finanziario, da adesso.

Una vera e propria rivoluzione.






Niccolò Bigalli 

La storia del P/E ratio e della sua amica inflazione

Ultimamente si sente molto parlare di mercati sopravvalutati, di high valuations e di nightmare scenario.

Uno dei tanti parametri di riferimento che vengono citati è il cd. P/E ratio, il price to earning ratio (per saperne di più clicca qui), che sembrerebbe - a detta loro - oltre i vari limiti, come sinonimo di mercato sopravvalutato, dunque di imminente ed inevitabile bolla.

Non tutti sanno però, che il P/E ratio, come studia la finanza aziendale, è suscettibile a variazioni - anche significative - in presenza di inflazione. 

Quando si hanno periodi di inflazione media o alta (dal 3% in su, diciamo), il potere di acquisto dell'investitore - razionale - diminuisce, quindi esso, per mantenerlo stabile, richiede al mercato un premio più alto. Dunque, sintetizzando → Alta inflazione = P/E più basso.. Che in poche parole è quanto abbiamo visto prima del nostro NIRP/ZIRP period, ossia i giorni nostri.

Ma cosa succede nei periodi di bassa inflazione, ossia nella nostra situazione, che tanto spaventa i soliti Mr. Doom? 
Nei periodi di bassa inflazione, l'investitore si aspetta un mercato con un tasso di crescita abbastanza omogeneo e quindi un EPS molto più pulito, dunque il ratio tenderà per forza ad aumentare verso l'alto. 

Inoltre, i mercati mondiali stanno subendo un periodo di crescita diverso dai precedenti, (growth rate > del passato) quindi anche nelle varie assunzioni dei vari modelli che considerano il tasso di crescita dei paesi (eg lo stesso DCF) che nel LR è infinito tenderanno ad aumentare. 

Un recente studio di Leuthold group ci mostra uno scatterplot con P/E e CPI, relativamente allo S&P500:


È chiarissimo come, in periodi di alta inflazione il P/E tende ad essere basso, mentre in periodi di bassa inflazione (<3%) il P/E tende ad essere molto più alto.

Per concludere quindi, gli attuali livelli di price earnings, sono giustificati, salvo varie eccezioni di società sopravvalutate, dove comunque il mercato agirà nel correggerle. 




Niccolò Bigalli 

Google's second acquisition of a phone maker

Google pays $1.1b to acquire HTC smartphone makers.

This is the second acquisition of a phone maker company by Google (after Motorola).

New horizons for the company involved in a "hardware" mission.

HTC's market capitalization before the deal was about $1.9b. 

Google has bought the license for intellectual property and 2.000 employees.

Google's shares rise while HTC falling. (+17% actually)

Deal will be closed in early 2018.

iPhone's new rival's coming...?



Niccolò Bigalli

2017 Oil&Gas global M&A outlook

Interesting facts about Oil& Gas in 2017.
Global M&A in the sector sits just shy of record levels in the first eight months of 2017, with 611 deals worth a total of $194.9bn.
The activity is clearly led by the US, where 250 transactions worth $113.9bn have been agreed, according to data from Dealogic (see img below)

And that's where the next big deal could come from: Anglo Australian mining company BHP Billiton disclosed yesterday that its US shale business was on the block, bowing to months of pressure from Elliot hedge fund.
Anyway, is going to be a good year for M&A in general: According to Backer McKenzie cross border M&A data, value and quantity of deals rose from last year. 



Niccolò Bigalli

UFC Annual Forum 2017: Da Brexit a Trump fino alla fine del QE; sfide e opportunità

Siamo orgogliosi di presentarvi ufficialmente il Nostro primo Annual Forum.
Da Brexit a Trump fino alla fine del QE: sfide e opportunità per mercati ed economia reale; è questo il topic di inaugurazione.
I nuovi driver di mercato visti con la lente di ingrandimento, dal livello politico alle mosse di politica monetaria delle central banks, quindi i relativi effetti del QE e di target inflattivi (NIRP e ZIRP policy) in un europa che sta subendo una fase delicatissima, la cosidetta low for long era, con sovereign risk sempre più fondamentale. Seguiremo tutto questo con l'intervento dei migliori esperti del settore che ci onoreranno della loro presenza, ossia: 

Guido Maria Brera, Co-Founder del gruppo Kairos, di cui è anche CFO, società finanziaria fra le più importanti di tutto il mondo. 
Nel 2014 pubblica il romanzo "I diavoli: la finanza raccontata dalla sua scatola nera", che diventerà presto un best-seller.

Gianluca Codagnone, Managing Director di Fidentiis, boutique finanziaria protagonista nel panorama italo-spagnolo.

Thomas Manfredi, Statistico-Data analyst della divisione di analisi del mercato e delle politiche del lavoro dell’OCSE, dove si occupa di analisi econometriche per l’Employment Outlook oltre a essere co-autore di diversi working papers. 
A moderare il prof. Alessandro Giannozzi, professore di corporate finance all'Università Degli Studi di Firenze, esperto in credit risk e valuations.
 

Al termine, sarà dato ampio spazio al Q&A per tutti i partecipanti. 

-- IMPORTANTE --

Per partecipare all'evento è necessario compilare il form di partecipazione al seguente link: 


Innovate or die!

Sempre seguire le regole del mercato; i mercati riescono sempre a prezzare in modo corretto ogni singola azione, sia andandoci lungo che scommettendoci contro, e di qualsiasi tipo essa sia.
Interessante ai nostri fini il caso Blockbuster, oggi in liquidazione, ma che un tempo era una delle migliori e più promettenti società nel campo dell’intrattenimento (tanto da esser obiettivo di M&A da parte di Enron).


Nel 2010 ha iniziato il suo processo di bancarotta (divenendo BB Liquidating), ma nel frattempo, quello che oggi è il più grande provider al mondo di servizi di intrattenimento, ossia Netflix, inziava la sua corsa. Ad oggi Netflix, da quegli anni, ha guadagnato circa il 4232%. Blockbuster invece ha azzerato il suo valore. Lo stesso è accaduto alla BlackBarry, che è rimasta fuori dal cd App World, lasciando la posizione di leadership nel mondo della telefonia.

Pure le innovazioni incrementali, che non creano vero e proprio valore aggiunto, non piacciono molto al mercato. Emblematico il caso di Yahoo. Mentre Google (Alphabet) raggiunge i suoi massimi di sempre, sovraperformando tutti gli indici, questa ancora oggi arranca.
Google dal 2004, anno della sua offerta pubblica iniziale (IPO) ha avuto un ritorno del 1582%. Yahoo del 40%. Lo S&P del 161%.

Il leitmotiv è uno, che siate imprenditori o investitori: innovate or die.
Niccolò Bigalli


Wave of optimism in US mkts

Mega Caps finally exceed Y2K high. Trump election triggered strongest wave of optimism seen in the 7 ½ yr economic recovery